Dott.ssa Francesca Zuffada

Dott.ssa Francesca Zuffada

La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente, soprattutto dopo i 65 anni, e comporta un rischio di ictus significativamente più alto rispetto alla popolazione generale. Riconoscerla e trattarla per tempo è la strategia più efficace per prevenirne le complicanze più gravi.

In sintesi
• La fibrillazione atriale è il disturbo del ritmo cardiaco più comune, specialmente nella popolazione anziana.
• Chi ne soffre ha un rischio di ictus sensibilmente maggiore rispetto a chi non ne è affetto.
• Oltre il 90% degli episodi di fibrillazione atriale può essere asintomatico, un dato che rende la diagnosi precoce più difficile.
• I sintomi tipici, quando presenti, includono palpitazioni, affaticamento, dispnea e talvolta vertigini.
• La terapia anticoagulante, quando indicata, è lo strumento principale per ridurre il rischio di ictus legato alla fibrillazione atriale.

Cos’è la fibrillazione atriale e perché è così diffusa

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca in cui l’impulso elettrico che genera il battito non origina più, in modo regolare, dal nodo senoatriale, la normale “centralina” elettrica del cuore, ma
da altre zone, prevalentemente dalle aree in cui le vene polmonari si connettono all’atrio sinistro, generando un ritmo cardiaco irregolare e spesso accelerato. Questa condizione rappresenta il
disturbo del ritmo cardiaco più frequentemente diagnosticato, con una prevalenza che cresce progressivamente con l’età, tanto da interessare una quota rilevante della popolazione anziana.
Un aspetto rilevante di questa condizione è la sua frequente natura silente: oltre il 90% degli episodi di fibrillazione atriale può manifestarsi senza sintomi percepibili dal paziente, un dato che spiega perché la diagnosi avvenga talvolta solo in occasione di un controllo di routine, o peggio, in seguito a una complicanza come l’ictus, senza che il paziente avesse mai avvertito
segnali d’allarme in precedenza. La fibrillazione atriale può presentarsi in forme diverse: parossistica, quando gli episodi si interrompono spontaneamente entro pochi giorni, persistente,
quando richiede un intervento medico per ripristinare il ritmo normale, e permanente, quando l’aritmia è ormai stabilmente presente e la strategia terapeutica si concentra sul controllo della
frequenza cardiaca e sulla prevenzione delle complicanze.

Perché la fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus

Il legame tra fibrillazione atriale e ictus è oggi ben documentato dalla letteratura scientifica: durante l’aritmia, gli atri del cuore non si contraggono in modo efficace, favorendo un ristagno di
sangue al loro interno che può portare alla formazione di coaguli. Quando un coagulo si stacca e raggiunge la circolazione cerebrale, può occludere un’arteria e causare un ictus ischemico, uno degli esiti più temuti di questa aritmia. Le persone con fibrillazione atriale presentano infatti un rischio di ictus significativamente superiore rispetto alla popolazione generale, e questa aritmia è responsabile di una quota rilevante di tutti gli ictus che si verificano ogni anno.

Proprio per questo motivo, la gestione della fibrillazione atriale non si limita al controllo dei sintomi, quando presenti, ma comprende quasi sempre una valutazione del rischio
tromboembolico individuale, effettuata tramite punteggi clinici validati che considerano fattori come età, sesso, ipertensione e precedenti eventi cardiovascolari, sulla base della quale lo
specialista stabilisce se sia indicata una terapia anticoagulante, lo strumento oggi più efficace per ridurre il rischio di ictus nei pazienti con questa aritmia.

Cosa cambia per il paziente e perché la diagnosi precoce fa la differenza

Per chi riceve una diagnosi di fibrillazione atriale, spesso inaspettata proprio per la natura silente di molti episodi, comprendere che si tratta di una condizione gestibile, ma da non sottovalutare,
rappresenta un passaggio importante. La Dott.ssa Francesca Zuffada, cardiologa e aritmologa con sedi a Milano, Gallarate e Paderno Dugnano, sottolinea come una valutazione cardiologica
completa, che includa un elettrocardiogramma e, quando necessario, un monitoraggio prolungato del ritmo cardiaco, sia essenziale per confermare la diagnosi e impostare tempestivamente la
strategia terapeutica più appropriata, sia essa farmacologica o, nei casi selezionati, interventistica.
Riconoscere per tempo sintomi come palpitazioni, affaticamento non giustificato, difficoltà respiratoria sotto sforzo o episodi di vertigine, e non attribuirli genericamente allo stress o all’età, permette di anticipare la diagnosi anche nei casi sintomatici, riducendo il tempo che intercorre tra l’insorgenza dell’aritmia e l’inizio di un trattamento realmente efficace nel prevenire le sue complicanze più gravi.

Fonti per approfondire

1. ISSalute – Fibrillazione atriale: alterazione ritmo cardiaco.
URL: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/f/fibrillazione-atriale

2. Fondazione Umberto Veronesi – Ictus: prevenirlo con la diagnosi precoce di fibrillazione atriale.
URL: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/cardiologia/ictus- prevenirlo-con-la-diagnosi-precoce-di-fibrillazione-atriale

3. Centro Cardiologico Monzino – Quali sono i veri pericoli della fibrillazione atriale?
URL: https://www.cardiologicomonzino.it/it/news/2016/05/12/quali-sono-i-veri-pericoli-della- fibrillazione-atriale/530/

4. IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Fibrillazione atriale: sintomi, cura, cause, terapia.
URL: https://www.auxologico.it/malattia/fibrillazione-atriale

5. ISSalute – Ictus: ischemico e emorragico.
URL: https://www.issalute.it/index.php/la-salute- dalla-a-alla-z-menu/i/ictus

FAQ

La fibrillazione atriale dà sempre sintomi? No, oltre il 90% degli episodi può essere completamente asintomatico.
Perché la fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus? Perché favorisce la formazione di coaguli negli atri, che possono raggiungere la circolazione cerebrale.
Quali sono i sintomi tipici quando presenti? Palpitazioni, affaticamento, difficoltà respiratoria sotto sforzo e talvolta vertigini.
Serve sempre la terapia anticoagulante? Dipende dal rischio tromboembolico individuale, valutato dallo specialista caso per caso.
Come si arriva alla diagnosi di fibrillazione atriale? Con elettrocardiogramma e, quando necessario, un monitoraggio prolungato del ritmo cardiaco.